Come vogliamo l’economia di domani?

Potrà essere la nostra economia, un giorno, davvero decarbonizzata, circolare e rigenerativa? È una domanda che sicuramente ci sarà passata per la testa almeno una volta nella vita. Difficile però dare una risposta a un quesito così complesso, senza avere dei dati. Così, normalmente, ci si affida alla fiducia o alla paura del futuro e, spesso, ci si arrende alla seconda, aggrappandosi a quello che conosciamo e difendendolo a spada tratta in ogni circostanza.

Tuttavia, agli Stati Generali della Green Economy 2023, tenutisi ad Ecomondo, questi dati sono emersi in tutta la loro chiarezza. La transizione ecologica non è soltanto possibile, ma è anche economicamente attrattiva.

Secondo lo studio “Scenari e valutazioni di impatto economico degli obiettivi ‘Fit for 55’ per l’Italia”, realizzato nel 2023 da Confindustria e Rse, la piena attuazione degli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030 attirerebbe, da un lato, 147 miliardi di euro di investimenti, pari a 14,7 miliardi annui, in più rispetto alla condizione Bau (“business as usual”); dall’altro, produrrebbe un risparmio di 66 miliardi di euro, per ogni decennio futuro, derivante dalla riduzione dell’importazione di energia fossile e dai costi, evitati, di gestione per le relative emissioni di gas climalteranti. Per lo Stato sarebbe un periodo florido, con ben 529,5 miliardi di euro di maggiori entrate cumulati al 2030 e quasi 11 milioni e mezzo di unità lavorative annue (Ula), ovvero lavoratori occupati, in più.

Lo scenario, invece,  in cui il nostro Paese decidesse di adottare l’approccio più circolare a livello economico farebbe diminuire sensibilmente la dipendenza del nostro Paese dall’approvvigionamento estero, con una riduzione di 40 milioni di tonnellate (Mt) di beni o risorse e un conseguente risparmio di 82,5 miliardi di euro; diminuirebbe anche la produzione totale dei rifiuti di 17 Mt, mentre nello scenario Bau crescerebbero di quasi 8 Mt; il tasso di riciclo dei materiali raggiungerebbe, nel 2030, l’89,8% e, nonostante il calo di 17 Mt di rifiuti, sosterrebbe una maggiore quantità di materiale riciclato, pari a 20 Mt. Gli impatti occupazionali sarebbero rilevanti, con nuove possibilità nei settori del riciclaggio, riutilizzo, riparazione e noleggio per quasi 97.000 nuovi posti di lavoro.

Infine, la transizione a un’economia rigenerativa, o “nature positive”, con un impatto a saldo zero sull’ecosistema, in equilibrio con le capacità rigenerative del capitale naturale, creerebbe benefici per circa 2,4 miliardi di euro dal ripristino degli ecosistemi, sostenendo costi di risanamento e tutela per 261 milioni.

La transizione ecologica, quindi, è solidamente attrattiva per l’economia di domani. Quello di cui abbiamo bisogno è la volontà di compierla.

Fonte: https://www.statigenerali.org/wp-content/uploads/2023/11/Relazione-sullo-stato-della-green-economy-2023.pdf